Dall’analisi del profilo fosfolipidico emerge un nuovo target per il trattamento del carcinoma polmonare a cellule squamose

Un gruppo di ricercatori europei ha scoperto che il carcinoma polmonare a cellule squamose (SCC) – una delle forme di cancro a più alta mortalità tra uomini e donne – presenta un’alterazione molto particolare e largamente comune del profilo fosfolipidico.

Dall’analisi di 30 campioni di SCC umano è infatti emerso che nel 96,7% dei casi le catene aciliche dei fosfolipidi sono più lunghe della norma. Questa caratteristica è stata osservata anche in sezioni polmonari di topi L-IKKαKA/KA, un modello murino che sviluppa spontaneamente il SCC.

Esplorando i meccanismi alla base dell’allungamento delle catene aciliche, i ricercatori hanno osservato un’alterazione dell’espressione dei geni ELOVL (Elongation of Very Long fatty acid) che codificano per un sistema enzimatico complesso che regola appunto il processo di allungamento delle catene aciliche dei fosfolipidi. Alterazioni di questi enzimi, detti elongasi, sono state riscontrate anche in una coorte di pazienti affetti da SCC derivati dal database Oncomine, e in alcuni casi sono state associate allo stadio clinico del tumore.

Tra le diverse elongasi coinvolte, l’up-regolazione di ELOVL6 sembra essere il fattore principale per la produzione di lunghe catene aciliche in campioni di SCC. Inoltre sembra sia possibile ridurre l’allungamento delle catene aciliche bloccando l’azione di ELOVL6 tramite knockdown del gene o inibizione dell’attività enzimatica.

Dallo studio è emerso in particolare che la reversione del profilo fosfolipidico, tramite inibizione di ELOVL6, è in grado di influenzare la biologia del tumore, suggerendo un potenziale utilizzo come trattamento antineoplastico. L’inibizione di ELOVL6 porta infatti a una ridotta formazione di colonie di cellule SCC in vitro e a una ridotta crescita tumorale in vivo, mentre non influenza la crescita cellulare in monostrato. Questo dato suggerisce che l’allungamento delle catene aciliche mediato da ELOVL6 giochi un ruolo nei meccanismi di crescita tumorale ancoraggio-indipendenti.

I ricercatori concludono dunque che “ELOVL6 ha un potenziale significativo come target per i trattamenti antitumorali” nel SCC. Nuovi studi dovranno focalizzarsi sull’identificazione di inibitori clinici di ELOVL6 a maggiore efficacia in vivo, con la speranza di sviluppare nuovi trattamenti per questo tipo di cancro, per il quale al momento sono disponibili solo pochi trattamenti autorizzati.

Fonte Marien EMeister MMuley T, et al. Phospholipid profiling identifies acyl chain elongation as a ubiquitous trait and potential target for the treatment of lung squamous cell carcinoma. Oncotarget. 2016 [Epub ahead of print]

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