La terapia microbica può favorire l’immunoterapia anti-cancro?

L’efficacia degli agenti anti-CTLA-4 e anti-PD-L1 varia non solo in base alle caratteristiche intrinseche al tumore stesso, ma anche a seconda dalle molecole presenti nell’ambiente tumorale e a fattori circolanti che possono determinare la riuscita della terapia o lo sviluppo di resistenza.

Due ricercatori, Silvàn A. del Dipartimento di Patologia dell’Università di Chicago e Vétizou M. dell’Institut de Cancérologie GRCC dell’Università di Parigi hanno analizzato separatamente la correlazione tra microflora intestinale e l’efficacia o la resistenza dell’immunoterapia anti-CTLA-4 e PD-L1. È infatti noto che i batteri intestinali sono strettamente connessi al sistema immunitario, giocando un ruolo fondamentale nel suo sviluppo e in alcuni casi nella comparsa dei disordini autoimmuni.

Negli esperimenti condotti da Silvàn in un modello murino di melanoma è stata osservata una diversa velocità di crescita tumorale tra topi cresciuti in ambienti diversi, che avevano quindi sviluppato una diversa flora intestinale. Anche l’efficacia della terapia anti-PD-L1 era diversa nei due topi, e il trattamento con agenti anti-PD-L1 veniva migliorato dal contemporaneo trapianto fecale da topi JAX (a crescita tumorale lenta) a topi TAC (a crescita più veloce). Infine i ricercatori hanno osservato che il trasferimento di Bifidobatteri vivi aveva lo stesso effetto del trapianto fecale; secondo i ricercatori questi batteri possono influenzare l’attività delle cellule dendritiche, aumentando la funzionalità di linfociti CD8+ specifici.

Il gruppo di ricercatori di Vétizou ha condotto esperimenti analoghi concentrandosi sulle terapie anti-CTLA-4. I ricercatori hanno osservato che l’efficacia degli agenti anti-CTLA4 era influenzata dalla microflora intestinale: in particolare veniva ridotta dal trattamento con antibiotici ad ampio raggio e ripristinata dalla somministrazione di Batteroidi. L’efficacia della terapia anti-CTLA-4 poteva essere aumentata anche dal trasferimento di cellule T helper 1 specifiche per B. fragilis o cellule dendritiche caricate con antigeni del batterio.

Entrambe le ricerche hanno portato gli autori a concludere che “la composizione della microflora intestinale influenza l’efficacia del blocco dei checkpoint e può essere manipolata per aumentare la risposta” alle terapie.

La speranza è quella di allargare la tecnica del trapianto fecale – già efficacemente utilizzata nell’uomo contro l’infezione da Costridium difficile – anche a pazienti in trattamento con l’immunoterapia.

Fonte
Snyder A, Pamer E, Wolchok J. IMMUNOTHERAPY. Could microbial therapy boost cancer immunotherapy? Science. 2015 ; 350(6264):1031-2.

Lascia un commento