Sequenziamento del DNA tumorale e modelli PDX per migliorare la medicina di precisione nella lotta al melanoma

Negli ultimi 5 anni la sopravvivenza media dei pazienti con melanoma è passata da 9 a 25 mesi grazie alle innovazioni dell’immunoterapia e della medicina di precisione. La mortalità per questa forma di cancro resta tuttavia elevata, e la sfida principale per il medico rimane la scelta di quali pazienti indirizzare a una specifica terapia, e di come comportarsi in caso di mancata risposta o recidiva.

Un gruppo di ricercatori del Cancer Research UK Manchester Institute ha studiato come migliorare la pratica clinica nei pazienti con melanoma avanzato attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. A questo scopo sono stati analizzati 364 campioni provenienti da 216 pazienti, utilizzando sia il sequenziamento del ctDNA dei geni target della riposta tumorale, sia i modelli PDX (patient-derived xenograft), tramite i quali è possibile valutare la biologia del tumore dopo averlo trapiantato in topi immunodeficienti.

Il sequenziamento del ctDNA ha mostrato che dall’analisi delle mutazioni nei geni BRAF e NRAS – due dei principali target della medicina di precisione – è possibile determinare l’andamento della malattia e la risposta al trattamento in maniera precoce, prima ancora di avere risultati radiografici. Gli autori suggeriscono di introdurre il monitoraggio del ctDNA di BRAF e NRAS nella pratica clinica di routine, come biomarker per supportare le decisioni del medico. Sarebbe per esempio molto utile per decidere quali pazienti devono eseguire per primi una radiografia, permettendo così di individuare precocemente una progressione tumorale.

Le analisi del ctDNA possono essere integrate dalle analisi WES (whole exome sequencing) e dall’uso dei modelli PDX per ottimizzare la cura dei pazienti. Tramite l’analisi delle sequenze esoniche del tumore è infatti possibile identificare alterazioni genetiche non limitate al gene BRAF e in combinazione con i modelli PDX è possibile testare, selezionare e validare le terapie di seconda e terza linea.

In conclusione,  gli autori affermano che “l’integrazione delle analisi WES e il sequenziamento del ctDNA con gli studi funzionali PDX fornisce uno strumento potente che può modificare la pratica clinica e migliorare la risposta dei pazienti”. Purtroppo non tutte le tecniche sono applicabili a tutti i pazienti, (ad es. i modelli PDX sono stati ottenuti nel 72% dei casi), ma attraverso una attenta selezione delle componenti più rilevanti è comunque possibile migliorare il trattamento individuale di ogni paziente.

Fonte
Girotti MRGremel GLee R, et al.  Application of Sequencing, Liquid Biopsies, and Patient Derived Xenografts for Personalized Medicine in Melanoma. Cancer Discov. 2016; 6(3): 286-99.

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