Studio POPLAR conferma la superiorità di atezolizumab su docetaxel nel trattamento del carcinoma polmonare

I risultati dello studio POPLAR, pubblicati sulla rivista Lancet, confermano i benefici di atezolizumab, un anticorpo anti-PD-L1, per la sopravvivenza di pazienti con carcinoma polmonare avanzato in progressione dopo trattamenti precedenti. I risultati dello studio, sommandosi ai dati di efficacia degli agenti pembrolizumab e nivolumab, che agiscono invece sul recettore PD-1, confermano l’efficacia dell’immunoterapia nel NSCLC su entrambe le componenti dell’asse PD-1 – PD-L1.

Lo studio POPLAR, condotto da un gruppo di ricercatori internazionali, ha  reclutato circa 300 pazienti provenienti da 61 centri accademici medici e comunità oncologiche in Europa e nel Nord America. I pazienti, affetti da NSCLC avanzato in progressione dopo terapia a base di platino, sono stati randomizzati a ricevere atezolizumab 1200 mg iv o docetaxel 75 mg/m2 iv ogni 3 settimane, per confrontare efficacia e sicurezza dell’immunoterapia rispetto alla chemioterapia standard.

L’immunoterapia con atezolizumab è risultata superiore alla chemioterapia standard per la sopravvivenza dei pazienti, con una sopravvivenza media pari rispettivamente a 12,6 e 9,7 mesi (p=0,04). Inoltre, i pazienti hanno tollerato meglio il trattamento con atezolizumab, che ha mostrato un profilo di sicurezza nettamente distinto da quello della chemioterapia standard. Nel gruppo atezolizumab si sono verificati meno casi di interruzioni del trattamento (8% vs 22%), eventi avversi correlati di grado 3-4 (11% vs 39%) o decesso dovuto agli eventi avversi (<1% vs 2%) rispetto al gruppo docetaxel.

Dalle analisi di immunoistochimica è emerso che la sopravvivenza dei pazienti nel gruppo atezolizumab era correlata a una maggiore espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali o sulle cellule immunitarie infiltranti il tumore. PD-L1 potrebbe quindi essere usato come biomarker predittivo per selezionare i pazienti da indirizzare all’immunoterapia. La sopravvivenza dei pazienti con bassi livelli di PD-L1 era infatti paragonabile tra atezolizumab e docetaxel.

Gli autori sottolineano inoltre come pochi pazienti avessero livelli elevati di PD-L1 sia sulle cellule tumorali che su quelle infiltranti il tumore, suggerendo quindi che l’espressione di questo ligando sui due tipi di cellule abbia un effetto non ridondante sull’immunità antitumorale, e che sia importante misurare i livelli di PD-L1 su entrambi i tipi di cellule per meglio predire la risposta all’immunoterapia.

I risultati dell’analisi esploratoria hanno infine mostrato che i pazienti con immunità pre-esistente, definiti dall’alta espressione di geni associati alle cellule T effettrici e all’INF-gamma, avevano una sopravvivenza migliore con atezolizumab, in linea con l’ipotesi che il blocco del chek-point permetta di ottenere risultati migliori in tumori con immunità pre-esistente.

Secondo i ricercatori, l’insieme di questi dati permette “di approfondire la nostra comprensione dei meccanismi di risposta al blocco anti-PD-L1 e fornisce un punto di partenza per lo sviluppo di nuovi biomarker per le immunoterapie del cancro”.

Fonte
Fehrenbacher LSpira ABallinger M, et al. Atezolizumab versus docetaxel for patients with previously treated non-small-cell lung cancer (POPLAR): a multicentre, open-label, phase 2 randomised controlled trial. Lancet. 2016; pii: S0140-6736(16)00587-0

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